Aladin, il Musical

BAckstageDurante l’estate 2010 “Aladin” ha debuttato all’aperto, alla Versiliana (Marina di Pietrasanta): quelle prime recite sono servite anche per mettere perfettamente a fuoco il progetto, che nella nuova stagione è partito per un lungo tour di sei mesi. Non capita spesso d’imbattersi in uno spettacolo musicale originale così ben prodotto, con una compagnia di attori-cantanti-ballerini compatta e omogenea, una buona caratterizzazione dei personaggi, una storia piacevole, musiche di qualità, molto funzionali (direzione musicale e adattamenti di Giovanni Maria Lori), photographer
scene, costumi e maschere eccellenti e luci senza pecche. Galeotto fu “Pinocchio” (2003): da allora Stefano D’Orazio è rimasto impigliato nella rete del musical, per merito/colpa di Saverio Marconi. Stavolta lo spunto è arrivato dal mondo delle fiabe ed è nato “Aladin”, su testo reinventato da Stefano, con le musiche dei Pooh, regia e coreografi e di Fabrizio Angelini, in collaborazione con Gianfranco Vergoni.

Le luci e il suono

LorenzoCaproli

Lorenzo Caproli (datore luci): Le recite alla Versiliana sono state fatte con un equipaggiamento parzialmente diverso da quello che stiamo utilizzando adesso: il teatro è molto più severo, consente meno libertà d’installazione, di movimenti, ecc. Abbiamo riadattato tutto: il disegno rispetta totalmente la volontà artistica del light designer Umile Vainieri, in compagnia del quale ho riprogrammato “Aladin” in versione teatrale.

Backstage: Il titolo dello spettacolo già dice molto: dalle fiabe ci si aspetta qualche volo di fantasia, effetti speciali, tutti elementi che per ben risultare devono essere perfettamente circondati dalla luce.

Lorenzo Caproli: Rimanendo nel contesto del teatro italiano, senza sfiorare gli impianti faraonici degli spettacoli anglosassoni, credo ci siano effetti riuscitissimi: questa è una bella macchina, colpisce esattamente il target di pubblico (bambini&famiglie).
È ovvio che nelle sequenze di volo i bambini rimangono strabiliati. Sono riuscito a trovare un ottima soluzione di tappeto volante, all’ inizio ero scettico, invece vola… e vola bene. Per realizzare al meglio l’effetto, ci siamo tenuti sul soft, luce piuttosto soffusa, che permette di vedere bene i protagonisti in una chiarore lunare (il volo è notturno), per non far scoprire il trucco. Il volo dura tutta una canzone, per cui abbiamo cercato di non renderlo noioso.
La macchina del volo viene utilizzata in altre occasioni in quanto ci sono altri sollevamenti durante lo spettacolo. Nel finale dello spettacolo i tubi visibili ai lati del proscenio “sparano” coriandoli in scena; al momento opportuno, provoco l’esplosione sincronizzata con il dmx.

Backstage: Qui al Teatro Nuovo davanti al palco, a circa 6 m, c’è un frontale, poi dei fari teatrali, dopo iniziano le teste mobili. Come viene realizzato lo spettacolo da un punto di vista illuminotecnico?

Lorenzo Caproli: Questo teatro è particolare. C’è un soffitto molto basso, non è il classico teatro all ’italiana. Abbiamo un boccascena di poco più di 4 m, per cui entrare con la luce senza sporcare fondale, quinte, è veramente difficile. Abbiamo bisogno di effetti, quindi utilizziamo teste mobili, gobos, colori, e riusciamo ad utilizzarli anche così, a ridosso del palco. Usiamo delle proiezioni, anche per il volo, per creare un’effetto tridimensionale, nei paesaggi notturni: abbiamo tre diversi layer, per cui proiettiamo sia sul fondo sia sul velatino che scende subito dopo il sipario, oltreché sullo schermo dedicato (davanti al sipario, prima dell’inizio dello spettacolo). Questi contenuti partono dalla regia luci: grandMA, con un PC in rete con il Pandoras Box, che ci permette di sistemare l’immagine, in base al teatro, alle sue dimensioni, durante l’allestimento. Noi italiani siamo bravissimi ad adattare tutto in spazi molto diversi fra loro e questo fa sì che un tecnico diventi anche veramente bravo. Però è dura, ci si stanca di più.


La vita in musical

Lorenzo Caproli e Stefano D’Orazio

 

Backstage:  È giusto dire che dopo “Pinocchio” sei rimasto impigliato nel musical?

Stefano D’Orazio: Devo dire di sì, Saverio Marconi ha una grande responsabilità: mi ha coinvolto talmente tanto nella realizzazione di “Pinocchio” che ho scoperto un mondo. In realtà quando ho smesso di suonare il tamburo non avevo le idee chiare su cosa avrei voluto fare dopo…

Backstage: Davvero?

Stefano D’Orazio: Giuro! La mattina dopo l’ultimo concerto coi Pooh, al Forum, mi sono svegliato in albergo, ho preso i miei bagagli, ho caricato la macchina… e non sapevo se andare a Roma, Bergamo, Milano… Poi sono arrivato a Roma e sono partito per lo Sri Lanka, per vedere la scuola per bimbi sordomuti che avevamo allestito col ricavato di una tournée: sono stato lì un bel po’, a vedere che effetto faceva vivere.
photographerHo riordinato le idee. Forse non volevo fare niente: potevo anche stare buono e tranquillo, a raccogliere capperi a Pantelleria. Invece sono arrivato a Pantelleria e ho aperto i cassetti: tutte le volte che ci andavo, mi veniva di scrivere qualcosa, ho ritrovato Aladin e altre cose. Aladin mi ha intrigato di più, mi ci sono messo a lavorare e a gennaio l’ho proposto a Manuel Frattini, perché l’avevo scritto su di lui. Manuel stava facendo “Robin Hood”, prodotto da Nausicaa: trovò l’idea fortissima.Abbiamo fatto un incontro, coi luminari del musical che mi guardavano come se fossi all’esame di diritto, e alla fi ne l’idea è piaciuta: facciamolo! Uno la cosa giusta non la fa mai fi no in fondo: magari in un altro modo che non so sarebbe venuta meglio. Mi sono circondato di persone che sapevo dove sarebbero potute arrivare. Anche nei confronti dei miei colleghi Pooh, ho usato una modalità inconsueta: avevo già scritto tutto, per cui ho raccontato a ciascuno di loro cosa succedeva in quel particolare momento, che mi serviva un pezzo fatto in una certa maniera, a quella velocità. Io non ho confi denza né tantomeno conoscenza di altri che avrebbero potuto fare questo lavoro: dopo 40 anni di convivenza, c’è una confidenza a monte. Canzian per esempio mi conosce talmente bene che quando io gli dico “qua… hai capito come?” lui già lo sa. Se io vado a dire a un altro “hai capito come?”, mi dice “no, spiegamelo!” Fabrizio Angelini aveva curato le coreografi e di “Pinocchio”, ho visto altri suoi lavori: mi piace la sua frenesia, detesta le fermate per prendere applausi e questo atteggiamento consente un ritmo fortissimo, che mi affascina. La prima cosa che ho detto, a lui, ai produttori, a tutti quanti: ci siamo scelti a vicenda, adesso ognuno faccia il suo mestiere. Io consegno il mio testo al regista, con le mie note, poi lui lo interpreta alla sua maniera.

Backstage: Hai detto che, mollati i tamburi, non sapevi cosa avresti fatto. Adesso lo hai capito?

Stefano D’Orazio: Neanche tanto… Ci ho messo 40 anni, però alla fine ho avvertito questa cosa: anche lo stato di grazia migliore, alla fine diventa routine. Se non ti batte più il cuore, devi scendere dal giocattolo. Adesso vorrei finire il mio libro cominciato da sempre e mai portato avanti, vorrei portare in scena una sorta di monologo su di me, sui miei errori, il “confesso che ho stonato”, con l’ironia che mi appartiene. Mi piace questa condizione, di non sapere. Quando vado a vedere “Aladin” sento che chi l’ha fatto si è divertito. Non voglio fare più nulla che non mi faccia battere il cuore. Sono in una posizione sicuramente privilegiata: voglio approfittare di questa fortuna, che mi consente di poter scegliere.


Da Backstage – Febbraio 2011. – Foto di Federico Riva.


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