Lanterninosofia

Al cap. XIII del “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello (1867 – 1936), Anselmo Paleari espone la  “Teoria del Lanternino” ad Adriano Meis nel momento in cui, questo, deve restare per quaranta giorni al buio a seguito di un intervento chirurgico ad un occhio. Nella teoria, Adriano sostiene che l’uomo nulla conosce e nulla può affermare di conoscere perché tutto è immaginazione e noi tutti viviamo con un nostro piccolo lumicino, un lanternino, col quale ci illudiamo di sapere e di conoscere qualcosa. Inoltre, al di sopra dei nostri lanternini vi sono anche i lanternoni, quelli delle idee e delle luci-guida: bellezza, verità, umanità, onore. Questi reggono e guidano gli uomini per uno spazio di tempo più o meno ampio fino a quando arriverà un evento a spegnerli e noi ci troviamo al buio muniti solo di miseri, insufficienti nostri lanternini. E’ la desolante solitudine dell’uomo.

La lanterninosofia m’induce ad una profonda riflessione, in special modo  alla  “fiera ventata” con cui alcuni lanternoni, che crediamo eterni, si spengono e noi uomini ci ritroviamo improvvisamente al buio … proprio come accade a teatro quando, prima di iniziare lo spettacolo, le luci si spengono facendo perdere allo spettatore le proprie certezze distaccandolo, seppur per poco tempo, dagli schemi della vita.

La luce di scena che si accende è la mia visione della realtà, determinata dal modo in cui illumino il buio e fornisco della vita l’illusione … gran mercantessa di vetri colorati” .


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 A differenza degli altri elementi naturali, io mi sento vivere e mi sento distinto dalla realtà che mi circonda … che si presenta come un grande buio, rispetto al quale io ho un lanternino che illumina una piccola sfera circostante” 

Lorenzo Caproli