Il Lighting a Teatro

II Light Designer (Disegnatore Luci o anche Datore Luci), con sensibilità artistica, limitandosi a consigliare, è “strumento nelle mani di un Regista” e deve tradurre in reale e visibile l’astrattismo della fantasia.

Egli dovrà trasformare il profilo artistico/visivo in tecnica d’illuminazione tenendo sempre conto che le luci di uno spettacolo o di altra forma di rappresentazione visiva nascono dalla sintesi di

          1. Conoscenza del testo/copione;
          2.  Incontro con scenografo – costumista – coreografo – direttore musicale …
          3.  Analisi dei bozzetti che materializzano il pensiero artistico;
          4.  Direzione dei fasci luminosi;
          5.  Scelta e la tipologia dei corpi illuminanti;
          6.  Potenza dei corpi illuminanti;
          7.  Numero dei corpi illuminanti;
          8.  La scelta dei colori;

 

  1. Conoscenza del testo/copione

…nel quale molto spesso sono tracciati i percorsi luminosi,                                                                   atmosfere, i luoghi, gli umori, i momenti ecc..

La luce, nel contesto, rappresenta l’insieme delle dinamiche creative che concorrono a realizzare le sensazioni visive legate all’ interpretazione dello spettacolo e riflessa sullo spettatore sotto forma di coinvolgimento emozionale. Si chiamano Luci Naturalistiche e sono quelle che riproducono sulla scena la vita reale rifacendosi a:

-luogo geografico (nord – sud – latitudini calde/fredde ecc.)
-stagione dell’anno
-ora del giorno
-tempo meteorologico
-epoca storica
-ambiente esterno (luce solare/lunare)
-ambiente interno (luce artificiale)
-costumi/abbigliamento
-scenografia (dipinta, tridimensionale, prospettica, virtuale, materiali)
-percorsi/zone d’azione degli artisti
-ombre/atmosfere (drammatiche, comiche, romantiche, misteriose, sacre)


 

  1. Incontro con regista – scenografo – costumista – coreografo

per armonizzare le varie interpretazioni del testo,                                                                                                         dei momenti e registrare le esigenze di ciascuno.

Le Luci Fantastiche sono quelle che seguono pulsioni irreali, metafisiche, oniriche, libere da schemi ma orientate a sollecitare le sfere più profondamente emotive e psicologiche con contrasti e colori che oltre al senso estetico enfatizzano la: vita – morte – pace – guerra – gioia- dolore – calma – agitazione – amore – odio – nostalgia – ricordo – sogno – mistero – desiderio, in un tripudio di spazi, geometrie ed accenti; “dinamiche all’ adrenalina”.

Nella danza, in mancanza del testo parlato, il messaggio artistico è demandato alla musica, al corpo e alle luci che devono scolpirlo e avvolgerlo, modellarlo come sculture in movimento entro scenografie spesso essenziali. Luci e contrasti in ambiente sfumato di contorno come una cornice in un quadro sono obbligatorie.


 

  1. Analisi dei bozzetti che materializzano il pensiero artistico

in cui sono riportate relativamente alle scene ed atti gli ambienti/atmosfere – colori/materiali delle scene e costumi – oggetti e suppellettili di scena – percorsi/zone d’azione recitativa – direzioni/ombre della luce – tipo/qualità della luce – effetti/dettagli, note, piante, planimetrie ecc…

Con la  Luce principale (o luce chiave/accento/d’effetto) si determina l’atmosfera, il phatos, caratterizzando l’ambiente e sottolineando espressioni, forme e materia. Queste necessitano di una luce incisiva, con contrasti e ombre espressive valutando direzioni, intensità e colori in perfetta simbiosi artistico-interpretativa.

La Luce di Riempimento (o d’ambiente) è invece una luce diffusa e morbida, perfettamente bilanciata in direzione, colore e intensità identificandosi con quella principale senza invaderla. Essa si sovrappone a quella d’effetto per estendere la visione anche dove non arriva la luce principale. Ammorbidisce i contrasti attenuando le ombre, Cancella le ombre multiple o irreali. Simula o accentua i riflessi ed i riverberi dell’ambiente.


 

  1. Analisi dei riflessi e dei riverberi

questi sono molto importanti e hanno un ruolo determinante nella illuminazione scenica perché come detto nella prima parte, influenzano l’ambiente e se i materiali lo favoriscono si possono addirittura risparmiare corpi illuminanti per la luce di riempimento.

Ovviamente si deve valutare caso per caso perché a volte i riflessi possono essere eccessivi o incontrollati, macchiando la visione, schiarendo troppo i contrasti e le ombre, squilibrandola cromaticamente, così come possono essere talmente bassi da costringerci ad intervenire con la luce di riempimento. La valutazione dei materiali di scene, costumi ed oggetti, unitamente all’ applicazione dei concetti che riguardano la luce, permettono sempre buoni compromessi.

La Profondità (o spazialità – prospettiva) nella visione bidimensionale come la pittura o in spazi poco profondi come sono i palcoscenici teatrali, si ottiene a livello geometrico esasperando le prospettive e le fughe, oltre che a lavorare sulla sovrapposizione dei piani e delle proporzioni.

La Prospettiva aerea, invece,  è quella che si verifica in natura quando guardiamo l’orizzonte; è a causa dell’aria che vediamo le cose sempre più sfumate nei contorni e nei colori meno brillanti e tendenti a scurirsi e freddarsi se chiari e a sbiadirsi se scuri, diminuiscono così i contrasti e la luce, fondendosi il tutto in un’evanescenza bluastra che sembra unirsi al cielo.

Analizzando l’ambiente scenografico e il punto di osservazione, si doseranno colori e intensità della luce alternando piani più o meno luminosi, così da evitare omogeneità tonali.


 

    1. Direzione dei fasci luminosi

le angolazioni di proiezione, posizioni di installazione – la distanza

esempio di luce frontale

Luce Frontale(taglio frontale a 45 gradi)

La sorgente luminosa, posta davanti al soggetto diretta o leggermente angolata, produce una buona visione d’insieme ma con basso contrasto ed emozionalità con ombre proprie appena accennate con effetto appiattente, ombre portate dietro il soggetto.

Queste luci devono essere ubicate in sala: dalla platea e/o dal proscenio e/o dal boccascena.

 

Direz2
taglio laterale  A  
Direz3
taglio laterale B a 45°

A –  È posta lateralmente al soggetto con forte contrasto e modellamento, le ombre sono             laterali opposte, emotive perché si vede solo metà del soggetto.

B –  Sono ubicate ai lati del palcoscenico, nelle quinte e nei ballatoi laterali.

 

Luce dall’alto/a piombo  

Direz4
luce con forte contrasto ma con effetto di compressione, ombre in basso e corte.
Sono poste nella parte aerea del palcoscenico, appese nella soffitta/graticcio cioè in bilance, americane, stangoni, passerelle e ponti luce.

 

Luce frontale dal basso

Direz5

crea contrasti e ombre innaturali, inquietanti molto particolari fuggenti verso l’alto. Sono poste nella ribalta.

Controluce alto

Direz6

contrasto estremo perché in realtà la parte frontale del soggetto è praticamente invisibile, controluceperché in ombra, e questa si sviluppa davanti al soggetto in direzione di chi guarda. Questa luce crea l’effetto silhouette e un suggestivo alone nei contorni, inoltre dà profondità di piombo
campo, staccando il soggetto dal fondo. I corpi illuminanti sono ubicati nel fondo del palcoscenico, nelle posizioni più arretrate. Può essere posizionato anche a terra. Naturalmente, a parte effetti estremi, l’illuminazione teatrale utilizza tutte le posizioni e direzioni, armonizzandole con le esigenze artistiche.

Esempi

-proiettori di sala (posti fuori dal sipario cioè nella zona del pubblico)
-proiettori esterni/(posti fuori dal sipario in posizione laterale) di proscenio
-proiettori di I americana (posta immediatamente in alto dietro il sipario)
-proiettori di II americana (posta in alto sul palco, in genere in posizione mediana)
-proiettori di III americana di controluce(posta in alto in genere prima del fondale)
-corpi illuminanti ciclorama (posti in alto/basso/retro fondale)
-proiettori frontali/laterali (posti sul boccascena)
-ribalta (posti in basso sul boccascena)
-proiettori di taglio/laterali (posti in I^, II^, III^ ecc. quinta).

La distanza in cui posizionare il corpo illuminante dipende dalla “legge del quadrato” che determina l’illuminamento in funzione inversa al quadrato della distanza. Da questa, si evince che più lontana si trova da noi una sorgente di radiazione e meno brillante ci appare. Ora, dato di fatto che le variazioni di luce sono meno evidenti quanto più la sorgente di luce è lontana, ne discende che è vantaggioso disporre di apparecchi potenti e lontani. Fortunatamente il teatro è più sensitivo ed emozionale che scientifico per cui la legge esposta è soltanto indicativa e sottoposta comunque all’ analisi dei nostri occhi che sono il più perfetto dei luxmetri.


 

  1. Scelta e tipologia dei corpi illuminanti

Ogni illuminatore è caratterizzato da parametri di utilizzo e prestazioni quali

  • potenza elettrica/lumen
  • temperatura colore della luce
  • diagrammi fotometrici di emissione luminosa
  • angolo di apertura/forma del fascio luminoso
  • diametri/aree illuminate e illuminamento in lux in funzione della distanza
  • angolo del fascio  luminoso

Analizzando i bozzetti e la geometria del luogo dello spettacolo, le superfici, i volumi, le distanze e le posizioni di installazione dei corpi illuminanti e confrontandoli con le caratteristiche dei corpi illuminanti disponibili è possibile stabilire con buona approssimazione ciò che serve per il miglior risultato.

Alcune tipologie di corpi illuminanti nel dettaglio:

-Sagomatori: per luci d’effetto/accento – per aree circoscritte di luce con l’intorno al buio (bordi netti) – per evidenziare – per forti contrasti e ombre nette – per proiettare immagini/gobos per particolari esigenze scenografiche e artistiche – fascio concentrato a fuoco/duro  (da scegliere anche in base alla tabella del rapporto di conversione tra angoli e diametro di proiezione).

Proiettori spot/flood: per luci d’effetto – per contrasti e ombre nette ma il tutto morbido e avvolgente – per aree circoscritte (spot) ma anche ampie (flood) con bordi sfumati – fascio concentrato morbido/sfocato;

-Diffusori: per luce volumetrica per grandi aree/superfici luce morbida – contrasti e ombre trascurabili – luce apparentemente priva di direzione;

– Brandeggiabili: per luci mobili d’effetto – per evidenziare – per proiettare immagini/gobos – per particolari esigenze scenografiche e artistiche – fascio concentrato a fuoco/duro posizionati di controluce – per comodità di puntamento;

In questi proiettori la direzione del fascio luminoso avviene spostando l’intero apparato su speciali supporti mobili. Questo avviene a distanza per mezzo di un operatore che interagisce utilizzando il “Digital Multiplex”, ovvero un protocollo di comunicazione digitale per il controllo dell’illuminazione. Il DMX è in grado di controllare simultaneamente fino a 512 canali di illuminazione. La velocità di trasmissione dati è niente di meno che 250 kilobyte al secondo. Ciò significa che è in grado di gestire con eccellenti risultati scenari in cui sono necessari numerosi punti luce RGB e rapidissimi cambiamenti dinamici del colore.

Apparentemente può sembrare poco razionale muovere la massa del proiettore ma la tecnologia ha permesso ai brandeggiabili (o anche teste mobili o motorizzati) eccezionali prestazioni, compresa la tricromia, l’uso dei gobos, ecc., oltre a riprodurre e gestire il fascio luminoso. Da non trascurare che nelle forcelle di alcuni brandeggiabili si possono montare proiettori tradizionali ed è piuttosto intuibile come questa tecnologia è appetibile in quanto fa risparmiare manodopera e tempi.

– Illuminazione del fondale:

essendo questo normalmente di grandi dimensioni, si utilizzano APPARATI DIFFUSORI curando particolarmente la omogeneità dell’illuminamento. Con apparati piccoli e vicini sarà difficile ottenere l’omogeneità nelle zone di sovrapposizione delle aree luminose, mentre con quelli grandi e distanti si avrà sicuramente la soluzione migliore ed una facile omogeneità perché le aree da sovrapporre sono più grandi e meno numerose. Gli apparati dedicati invece producono grandi fasci di luce omogenea e radente che anche da piccole distanze illuminano grandi superfici, ciò perché dispongono di una parabola riflettente asimmetrica nel senso che invece di diffondere la luce assialmente alla lampada, la devia sia tangenzialmente che/o verticalmente ad essa.

– Proiezioni con fondografi e/o videoproiettori

Ultimamente, grazie anche ai costi molto piu accessibili, gli spettacoli teatrali si avvalgono molto di scenografie proiettate e di effetti fissi o in movimento quali le nuvole – neve – pioggia – fuoco – mare – immagini fantastiche o realistiche ecc..

Essendo i fondografi come dei grandi proiettori di diapositive, è proprio grazie a queste o a lastre, dischi, gobos, pellicole che si ottengono delle immagini ed effetti di grande realismo esuggestione, ma le proiezioni rivestono una loro complessità perché:

  • non devono investire scene e attori, quindi il fondografo deve essere posizionato o nel retro dello schermo o in posizioni particolari ed invisibili al pubblico;
  • le immagini, specie se geometriche non devono avere aberrazioni ottiche, cioè devono obbligatoriamente conservare i parallelismi, le verticalità e proporzioni.

 

  1. Potenza dei corpi illuminanti

A prescindere dalla giusta quantità di luce occorrente è importante considerare sempre la potenza del corpo illuminante quale potenza elettrica e potenza luminosa.

  • Queste sopra, insieme all’ ottica ALTA, saranno necessarie per grandi superfici/volumi nelle grandi distanze. Gli stessi, se li dovessimo usare per ridotte superfici e distanze, ci costringerebbero a tagliare/diaframmare/dimmerare la luce in eccesso con conseguente perdita di qualità ed alterazione di colore verso le tonalità calde, Inevitabili sarebbero i problemi di ombre e contrasti.
  • potenza elettrica e potenza luminosa MEDIO/BASSA è da preferire per superfici/volumi contenuti e intensità ridotte. Se li usassimo per grandi superfici e distanze, dovremmo installarne molti con problemi di ombre, contrasti, omogeneità e di economia.
  • angolo piccolo/fascio stretto (spot) – per grandi distanze e superfici controllate oppure per brevi distanze e superfici ridotte. Se lo usassimo per grandi superfici e piccole distanze, potremmo non illuminare l’area di competenza, quindi dover usare più corpi illuminanti con problemi di ombre, contrasti, omogeneità ed economia.
  • angolo grande/fascio largo (flood) – per piccole distanze e grandi superfici. Se lo usassimo per piccole superfici e grandi distanze, dovremmo diaframmare la luce eccedente la superficie con perdita di qualità e intensità.

 


 

  1. Numero dei corpi illuminanti

Non è possibile fissare regole per il numero dei corpi illuminanti. Ogni spettacolo è unico ed è il risultato di

“prove e prove e prove. . . . . . .”.

 sarà importante basarsi sul concetto comune che la luce deve soddisfare il progetto artistico e quello scenografico avvolgendo ogni elemento di scena, quali attori, volumi e spazi da ogni direzione. Solo successivamente sarà gestita in direzione di provenienza, intensità e colore nel rispetto di contrasti, bilanciamenti, ombre, estetica, atmosfere, visione in generale.


 

  1. La scelta dei colori

gelatine – filtri – effetti speciali

La scelta dei colori è davvero vasta e si basa sull’interpretazione luminosa dello spettacolo e dei suoi effetti

la luce bianca è sempre presente come base e complemento di ogni atmosfera cromatica

– i colori primari o secondari (RGB o CYM) è bene siano sempre disponibili per avere una scelta di colori che, con le varianti per miscelazione (sintesi additiva) possono coprire una vasta gamma di esigenze.

Da ricordare sempre che:

-i colori caldi appaiono più vicini di quelli freddi

-i colori chiari appaiono più vicini di quelli scuri

-le superfici chiare sembrano più grandi di quelle scure

Ai primi piani chiari e caldi, faranno seguito, nei piani successivi, tonalità scure e fredde e viceversa.

Fondamentale è il colore dello sfondo perché su sfondo chiaro, i colori scuri risaltano apparendo vicini mentre quelli chiari sembrano svanire allontanandosi; su sfondo scuro, i colori chiari si esaltano avanzando, quelli scuri si fondono in lontananza; su sfondo grigio, i colori caldi sembrano vicini, quelli freddi lontani; gli oggetti chiari visti su sfondo scuro sembrano più grandi, mentre oggetti scuri su sfondo chiaro sembrano più piccoli.

Dunque anche la prospettiva può essere gestita manipolando intensità, colori, incidenza e qualità del fascio luminoso. Ai primi piani chiari e caldi faranno seguito, nei piani successivi, tonalità scure e fredde e viceversa.

da: ILLUMINOTECNICA TEATRALE
a cura di Salvatore Mancinelli
impaginazione ed integrazioni a cura di Michele Fiaschi